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Ebook A Vertigem na Política das Depurações by Evgenia Ginzburg read! Book Title: A Vertigem na Política das Depurações
The author of the book: Evgenia Ginzburg
Edition: Moraes Editores
Date of issue: 1969
Format files: PDF
The size of the: 7.92 MB
City - Country: No data
Loaded: 1019 times
Reader ratings: 5.6
ISBN: No data
ISBN 13: No data
Language: English

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BUIO A MEZZOGIORNO
Nel 1937, quando tutto ebbe inizio, avevo poco più di trent’anni; ora ho di parecchio superato i cinquanta. Diciotto degli anni compresi in questo periodo li ho trascorsi là.

Là è dove viene confinata dalla repressione staliniana (di solito si usa l’espressione “purghe staliniane” che mi pare infinitamente riduttiva) che per Evgenija inizia nel 1937, ma per tanti altri era già iniziata da tempo.

Là è il carcere duro e il lager, la Kolyma, mitica parola che evoca terrore.


Emily Watson nel ruolo di Evgenija Ginzburg è la protagonista del film omonimo del 2009 diretto da Marleen Gorris.

Ma Evgenija non si lasciò schiacciare dal tormento e dallo sconforto: il senso di stupore per l’assurdità cosmica che stava subendo l’aiutò a sopravvivere, la sua spiccata curiosità per gli uomini e gli aspetti della vita la portò a essere vittima e osservatrice al contempo.

E da osservatrice e vittima, da protagonista e commentatrice, regala 700 meravigliose pagine che sono proprio quello che il titolo promette e mantiene: non solo una grande preziosa e spietata testimonianza, ma un autentico viaggio nel gorgo.


Vertigine interiore ed esteriore: fine di qualsiasi logica e regola di buon senso, dilagare della paura e della violenza che genera terrore, smarrimento nel sentirsi improvvisamente insignificante e annullato, morte dell’individuo che diventa soltanto una moltitudine di un milione divisa per un milione (A.Koestler).

Eppure, Evgenija non è Rubasciov, il protagonista di Buio a mezzogiorno, non ha ancora cominciato a preporre l’uomo all’umanità, non è ancora colpevole di aver dato voce a quella "finzione grammaticale" che nell'universo concentrazionario stalinista risponde alla prima persona singolare, all' "io" - non ha ancora cominciato ad ascoltare la propria voce interiore e dunque a farsi domande su domande.



Tutto questo avverrà solo in seguito, conseguenza dei fatti che la travolgono.
Nel 1937 è un fedele convinto entusiasta membro del Partito Comunista russo: ma la macchina è già in moto da tempo (socialrivoluzionari e menscevichi e ucraini…), anche se lei non se ne è ancora accorta, e la macchina ha bisogno di tritare corpi e anime per mantenere il passo.
Evgenija viene accusata di attività anti-rivoluzionarie, e processata per trotzkismo, condannata a dieci anni, che diventeranno circa 18 prima di poter tornare sul “continente”.

Il racconto segue passo passo gli accadimenti, dalle prime accuse, al processo, al carcere e infine al lager.

Sono tante le scoperte che aspettano Evgenija, e noi spettatori: per esempio, che anche tra i detenuti esistesse un culto quasi religioso di Stalin – c’erano condannati che si rifiutavano di credere Stalin sapesse quello che accadeva nei tribunali, nelle prigioni, nei lager – il Grande Umanitario, nonché il Migliore Amico dei Bambini, era al di sopra di ogni sospetto anche per qualcuno dei relitti umani che la Kolyma produceva e distruggeva.
Intanto la gente veniva eliminata a strati.



La scoperta che il trasferimento nel lager può suscitare attesa ed eccitazione: la parola Kolyma infondeva speranza, laggiù cibo, aria aperta, lavoro per sentirsi utili, fine dell’afa - finalmente vita in comune, fine dell’isolamento, il cielo, la luce, fine della reclusione sigillata.
Si esprimeva l’antica esigenza dell’animo umano di coltivare speranza, annota Evgenija, che non poteva certo scrivere in quei frangenti, ma conservava nella memoria per consegnare alla carta i suoi preziosi ricordi molti anni dopo.

La scoperta che all’arrivo nel campo di smistamento, le donne che viaggiano con lei vedono gli uomini dopo anni di carcere e iniziano subito storie d’amore appassionate: quegli esseri umani, ormai privi quasi di corpo, venuti a contatto l’uno con l’altro, improvvisamente, come per magia, riacquistarono l’intensità di percezioni smarrita a causa delle smisurate sofferenze patite. Domani li manderanno in direzioni diverse e non si vedranno mai più. Ma oggi si guardano commossi negli occhi attraverso il filo spinato arrugginito, e parlano, parlano… Non ho mai visto un amore più elevato e pieno di abnegazione di quello che unì per un solo giorno quegli sconosciuti. Forse perché davvero, in quel momento, l’amore era accanto alla morte.
Ogni giorno di vita in più va festeggiato ripetendosi oggi vi è andata male, cara signora morte, addio, alla prossima occasione, ogni attimo ci si ripete soffro, dunque vivo.

Basta poco tempo nel lager per capire che si è atteso invano di arrivarci, la realtà è ben diversa, e si è lasciato alle spalle qualcosa che può addirittura valere la pena rimpiangere, il carcere, soprattutto quello di rigore, eleva i detenuti, li spinge verso la purificazione morale, riesce a tirare fuori i tesori nascosti nel nostro animo – mentre il lager presentava personalità stravolte dalla lotta per la sopravvivenza.



Il ricordo di Evgenija è nitido anche anni dopo e riesce a esprimerlo con parole ferme, lucide, semplici.

Non posso che lasciare parlare ancora direttamente lei, maestra di vita:
La particolarità del nostro inferno stava nel fatto che al suo ingresso non c’era l’iscrizione LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE. Al contrario, la speranza c’era. Non ci mandavano nelle camere a gas o alla forca. C’erano lavori che portavano presto alla morte, sia lavori ai quali era possibile sopravvivere. Era molto più probabile morire che vivere, è vero, tuttavia speranze di farcela ce n’erano. Seppure illusorie, vacillanti come una fiammella al vento. Ma come esiste la speranza, esiste anche il terrore.

E ancora, sempre parole sue, sempre belle e preziose:
La cosa più terribile è quando l’ingiustizia diventa quotidianità, prosaica routine che si protrae per decenni. Nel ’37 l’ingiustizia aveva preso forme monumentali e tragiche. Ora nel ’49, sapevo che la sofferenza purifica solo in una certa misura, quando si protrae per decenni e diventa quotidianità non purifica più, ma ci trasforma semplicemente in pezzi di legno.

Non riesco a non riportare qui frasi intere prese dalle sue pagine, mi sembrano troppo importanti, mi sembrano imperdibili:
Nella nostra epoca, caratterizzata dalla labilità della linea che separa i carnefici dalle vittime (quante persone prima di andare a finire nel tritacarne staliniano, avevano collaborato con impegno a tritare la carne degli altri!), non esiste più quella solida barricata che, ad esempio nel 1905, separava nettamente i due eserciti: da una parte loro, dall’altra noi. L’inaudito sistema di corruzione delle anime messo in atto attraverso la Grande Menzogna ha fatto sì che migliaia e migliaia di uomini e donne semplici cadessero nell’inganno. E adesso che cosa avremmo potuto fare, farla pagare a tutti? Rivaleggiare con il tiranno in crudeltà? Prolungare senza fine il trionfo dell’odio?



Anche quando le cose cominciano ad andare meglio, Evgenija ha riflessioni su cui vale la pena fermarsi:
La sorprendente facilità a dimenticare, a cancellare tutto nella memoria per tornare alle posizioni di partenza, senza minimamente rivedere i propri valori alla luce della crudele esperienza vissuta, senza alcuna compassione per coloro con i quali ancora ieri si era fratelli. Ma come si possono comprendere, e quindi perdonare, coloro che per amore della carriera, per la fiera della verità, vogliono dimenticare tutto, soffocare in se stessi quanto hanno scoperto attraverso la sofferenza, e proseguire come se niente fosse successo la strada che stavano percorrendo prima dell’arresto?!

E quando Evgenija e la Russia sembra che possano ricominciare a respirare e sperare, Stalin è finalmente sepolto, il XX Congresso con le parole di Kruscev riabilita le vittime (non tutte) e condanna i carnefici (alcuni), altrove invece (Ungheria, Cecoslovacchia) il tritacarne sta lavorando alla grande, proprio in quella notte per me benedetta, quando mi sembrava che fosse arrivata la fine delle nostre sofferenze, ai nostri confini, in Cecoslovacchia, si continuavano a torturare degli uomini, a umiliarli, a obbligarli a recitare le infami commedie dei processi, si continuano a impiccare degli uomini senza motivo.

Un libro per ricordarci che apparteniamo ancora al genere umano.

Se non altro, per sperarlo.



IL FILM DI MARLEEN GORRIS (2009):
Il linguaggio visivo (quello delle immagini in movimento perlomeno) è cambiato così tanto negli ultimi tempi, grazie anche alle serie tv, che questo film del 2009 sembra appartenere al millennio precedente: pulitino, educato, scolastico. Un adattamento diligente. In certi momenti fin troppo stile tv movie d’antan. Salvo un buon attacco di montaggio che salta anni e situazioni.
Non era facile condensare settecento e passa pagine in un film di durata standard (cento minuti scarsi), ma serviva altra direzione, altra interprete, altro cast intorno (in qualche momento quasi imbarazzante).
Serviva essere più freddi, meno melo: una situazione che parla da sola non ha bisogno di tinte spinte. Salvo poi non spingerle davvero quando servirebbe. Era necessario un approccio più documentaristico, meno ricostruito, meno di finzione.
Troppo spesso purtroppo il dialogo ha funzione di spiegazione, o di didascalia.



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Read information about the author

Ebook A Vertigem na Política das Depurações read Online! Yevgenia Ginzburg (Russian language: Евгения Семёновна Гинзбург) was a Russian historian and writer. Her latinized name Eugenia is frequently used in the West.

Soon after Yevgenia Ginzburg was born into the family of a Jewish pharmacist in Moscow, her family moved to Kazan. In 1920 she entered the social sciences department of Kazan State University, later switching to pedagogy.

She worked as a rabfak (рабфак, рабочий факультет, worker's faculty) teacher, then as an assistant at the University. Shortly thereafter, she married Pavel Aksyonov, the mayor (председатель горсовета) of Kazan and a member of the Central Executive Committee (ЦИК) of the USSR. After becoming a Communist Party member, Ginzburg continued her successful career as educator, journalist and administrator. Her oldest son, Alexei Fedorov, from her first marriage to Doctor Fedorov, was born in 1926 and died in the Great Patriotic War. Her younger son Vasily Aksyonov, born in 1932, went on to become a famous writer.

In February 1937, she was expelled from the party ranks and soon arrested for her alleged connections to the Trotskyists. (See also Great Purge). Her parents were also arrested but released two months later. Her husband was arrested in July and sentenced to 15 years of "corrective labor" with the confiscation of his property. (Articles 58-7 and 11). In August, Yevgenia was also sentenced to ten years.

Yevgenia experienced first-hand the infamous Moscow Lefortovo and Butyrka prisons, the Yaroslavl "Korovniki", as well as the journey on a prison train across the country to Vladivostok, and finally to Kolyma in the cargo hold of the steamer Jurma (Джурма). At Magadan, she worked at a camp hospital, but was soon sent into the cold depths of the Gulag and assigned to so-called common jobs, where she quickly became an emaciated dokhodyaga ("goner"). A Crimean German doctor, Anton Walter, probably saved her life by recommending her for a nursing position. Anton had been deported due to his German heritage, Yevgenia due to her allegedly critical attitude to the Soviet system. They married later.[1]

In February 1949, Ginzburg was formally released but had to stay in Magadan for five more years. She found a position at a kindergarten and secretly started to work on her memoirs. In October 1950 she was arrested again and exiled to Krasnoyarsk region, but before she left, her destination was changed to Kolyma. After Stalin's death in 1953, Ginzburg was able to visit Moscow and was fully rehabilitated in 1955, as were millions of wrongly convicted, many posthumously.

She returned to Moscow, worked as a reporter and continued her work on her magnum opus memoir, Journey into the Whirlwind (English title). After the book was completed (1967), all attempts to publish it in the USSR failed for political reasons and the manuscript was smuggled abroad, where it was widely published. Eventually, her book included 2 parts, in original Russian named "Krutoi marshrut I" and "Krutoi marshrut II" -- "Harsh Route" or "Steep Route."


Reviews of the A Vertigem na Política das Depurações


GEORGE

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CHARLIE

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SONNY

Masterpiece! Masterpiece! Masterpiece! Just an incredibly scary, deep and interesting book, penetration to shivers!

MIA

Best in Books




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